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Lebba, la pista ciclabile dimenticata tra discariche, rifiuti incendiati e scarichi straripati

Si riaccendono i riflettori sull’imponente opera pubblica vastese, sempre più abbandonata a se stessa

| di Nicola Di Santo
| Categoria: Attualità
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“Quattro o cinque giorni fa hanno dato fuoco a un grande mucchio di rifiuti, tra cui alcuni materassi e reti da letto. È una vergogna. Hanno dovuto chiamare i Vigili del Fuoco, che poi hanno spento l’incendio. Fortunatamente non si sono registrati danni ulteriori a causa della pioggia caduta giorni fa, che ha impedito al fuoco di propagarsi chissà dove. Qualche settimana fa, invece, hanno scaricato in mezzo alla pista un cumulo di scarti di costruzione. Ho dovuto provvedere personalmente a rimuoverli dalla strada, accostandoli almeno sul ciglio”.

Sono le parole di un contadino impegnato in lavori di viticoltura presso il suo terreno costeggiato dalla pista ciclabile torrente Lebba, l’importante opera pubblica vastese diventata da tempo immemorabile uno dei principali monumenti allo spreco e al degrado della città.

“Da almeno due anni qui non viene più nessuno, neanche a rimuovere i rifiuti. Qui ci troviamo in mezzo al degrado più totale”. Non usa mezzi termini l’uomo, in costante bilico tra insofferenza e rassegnazione per la situazione in cui da anni versa il percorso ciclabile, che nel 2015 era finito addirittura sotto la lente della Corte dei Conti. D’altronde la realtà dei fatti, testimoniata dalle immagini che accompagnano questo articolo, non può che dargli ragione. L’ingresso di via San Biagio e strada Fondo Valle Maddalena però promette ancora tutt’altro tipo di esperienza per l’avventore, almeno stando a quanto si legge sul cartello: “La pista corre alternativamente sulle due sponde del torrente, rendendo piacevole e vario il percorso che presenta dislivelli minimi, e quindi alla portata di tutti […]. Il vallone Lebba offre un piacevole colpo d’occhio sulla campagna circostante, dove si alternano vari tipi di colture inframezzate da piccole aree naturali”.

Il “colpo d’occhio”, più che dalla bellezza della campagna, viene offerto innanzitutto dal manto stradale, che presenta una carreggiata irregolare divisa tra l’asfalto dissestato e totalmente assente in molti punti e il terreno fangoso, sconnesso e pietroso, il quale appare ideale più per gli appassionati di ciclocross che per una famiglia in cerca di una piacevole passeggiata campestre. È questo infatti uno dei motivi per cui la pista nel 2015 è stata dichiarata impraticabile da un’ordinanza del Comando di Polizia Municipale.

Proseguendo oltre, l’occhio che dovrebbe cadere sulle “colture inframezzate da piccole aree naturali” è costretto invece a soffermarsi su ignobili e giganteschi cumuli di rifiuti posti sia sul lato torrente sia sul lato campagna. I notevoli esempi di impunita inciviltà continuano poi lungo tutto il tracciato, dove compaiono in bella vista lavatrici, sedie, cassette di legno, cuscini, sacchi di spazzatura, cartacce, plastica, bottiglie, vetri, piatti, cartoni e molto altro. Dopo essersi imbattuto in uno scarico dal quale sono evidentemente straripati rifiuti fognari, lo sguardo si dirige sul torrente, le cui “presenze faunistiche interessanti” come “anfibi e mammiferi” sono tristemente oscurate da un vasto assortimento di copertoni per camion, cartoni, sacchi e teloni di plastica.

La pista intanto risulta sempre più impraticabile col fango che invade la carreggiata, facendo emergere l’assenza di un efficace deflusso delle acque piovane. Una staccionata rotta che costeggia il torrente anticipa di pochi metri il cumulo di rifiuti incendiato pochi giorni fa, dal quale provengono ancora esalazioni nauseabonde e sciami di insetti molesti. Questa è l’ultima “impresa” che chiude il primo tratto della pista, il quale termina nella strada comunale Villa De Nardis.

Un’opera sostanzialmente mai utilizzata e costata finora la bellezza di 720mila euro, andati in fumo come quei rifiuti incendiati da quegli incivili che il Comune, se avesse installato un adeguato sistema di videosorveglianza agli ingressi, avrebbe potuto punire con multe salatissime: ecco quale potrebbe essere un passo in avanti per restituire un minimo di dignità e di civiltà a un’infrastruttura che non merita un tale degrado. 

Nicola Di Santo

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