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Cosa loro, non nostra

La Politica, le recenti vicende giudiziarie abruzzesi, la speranza

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Il recente, anzi, recentissimo e non nuovo – né all’Abruzzo, né all’Italia – scandalo politico su presunte tangenti all’Assessore regionale del Pdl o Forza Italia che si chiami, Luigi De Fanis, fa finire in una sorta di minestrone amaro l’intera classe politica abruzzese, senza distinzioni di sorta, area o generazione. L’analisi più spiccia è quella per la quale a pochi mesi dalle elezioni, il centrodestra rischia di perdere punti percentuali sulla compagine di centrosinistra a causa di un singolo che, forte della sua posizione in Giunta con il Presidente della Regione Gianni Chiodi, avrebbe chiesto soldi in cambio di favori cadendo, così, nella rete della Giustizia.

Poco male direbbero gli avversari, i nemici di partito o di area. Io sono invece incazzato. Perché colpisce il centrodestra, certo. Ma ancor di più perché la vicenda ha inferto un ennesimo colpo alla classe dirigente tutta. A chi è disonesto ma anche a chi crede nelle Istituzioni, a chi fa Politica sacrificando il proprio tempo, i propri affetti, il denaro personale; a chi profonde tutti i giorni della propria vita impegno e passione, a chi ha scelto di dedicare la propria esistenza a servire la terra nella quale è nato e la propria Comunità; a chi, con onestà e coerenza, è ventiquattro ore su ventiquattro a risolvere i problemi della gente; ad eletti di ogni livello, che in un periodo di spending review sono costretti ad amministrare pensando non tanto a quello che c’è da fare, ma a quel che c’è da tagliare a causa della scarsezza delle risorse economiche e del maledetto e scellerato patto di stabilità.

In un pentolone che bolle della rabbia del popolo, finiscono gli approfittatori, i disonesti ma anche le persone perbene, quelle oneste e i ragazzi che senza incarichi ma che, carichi di speranza ed entusiasmo, hanno scelto di occuparsi della più straordinaria forma di impegno civile. Un grande minestrone nel quale chi non c’entra nulla con le cose loro, si cuoce con lo stesso fuoco, per lo stesso tempo, nella stessa pentola. Hai voglia a spiegare che tu la Politica la fai senza remunerazione e per puro spirito di servizio! Pochi lo capiscono, ancor meno lo sanno. Hai voglia a dire che quella è cosa loro, non nostra! Lo spettro del “siete tutti uguali” ormai si è materializzato, e nemmeno i ghostbusters, con i più potenti zaini protonici del celebre film degli anni ’80, riuscirebbero a catturarlo. Ogni qualvolta un amministratore pubblico compie per così dire un “misfatto”, il tribunale del popolo processa tutta la classe politica. E così, a perderci, non è solo il singolo, ma la moltitudine e dunque la Politica stessa. Che perde credibilità e con essa anche il potere di incidere rispetto ad una finanza che decide inesorabilmente i nostri destini.

Noi, una Comunità umana e politica diversa da molte altre, ci proviamo a dire che quella è cosa loro e non nostra. È cosa che appartiene ad alcuni del centrodestra e del centrosinistra, ma non a tutti. Occorre saper distinguere, discernere, differenziare. Ne va della fiducia che non si deve mai perdere, e della speranza di giorni migliori che dobbiamo necessariamente cominciare a costruire. 
 

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