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Niente stipendi, parte la raccolta firme per l'istanza di fallimento della Silda

Il termine per la corresponsione scadeva il 31 luglio

| di Antonino Dolce
| Categoria: Attualità
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Scadeva ieri a mezzanotte il termine per versare le mensilità arretrate ai lavoratori, ma i bonifici non sono arrivati. O meglio: ne è arrivata una manciata. Prima dell'assemblea di questa mattina i vari lavoratori avevano controllato i propri conti, ma degli accrediti non c'era traccia. Per bypassare i tempi tecnici per il versamento effettivo, i legali dei sindacati (Carmine Di Risio, Michele Sonnini e Agostino Chieffo) hanno atteso i documenti (i CRO) che testimoniassero il versamento, ma nel tardo pomeriggio si sono riusciti a attestare solo 11 bonifici su circa 150 (effettuati comunque oltre il termine) senza poterne verificare i destinatari.

È partita, quindi, la raccolta firme per presentare l'istanza di fallimento dell'azienda. Entro questo fine settimana si completerà la lista, poi lunedì si procederà alla presentazione all'organo competente.

Intanto, domattina, sarà la volta dell'esposto alla Procura della Repubblica per far luce sulle eventuali responsabilità dello 'scandalo riconversione':
la Silda doveva riassumere 250 operai ex Golden Lady. I circa 150 dipendenti rimasti sono stati licenziati il 12 luglio scorso. Devono ancora avere 3 mensilità, le ferie, la tredicesima e il tfr. Inoltre, l'azienda non ha versato neanche le quote previdenziali al fondo pensionistico Previmoda; gli ex dipendenti hanno presidiato il sito per 13 giorni 24 ore su 24.
• La New Trade avrebbe dovuto rioccupare 115 lavoratori in più step. La maggior parte è stata licenziata dopo poche settimane. I pochi rimasti sono entrati in sciopero permanente il 27 giugno scorso contestando le condizioni lavorative, il ritardo degli stipendi e la scarsa solidità del progetto industriale. Nel frattempo, il 23 luglio scorso i titolari della New Trade (i fratelli Cozzolino) sono stati indagati insieme ad altri imprenditori dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze nell'ambito di un'inchiesta su un presunto traffico illecito di rifiuti tessili e plastici con la Guardia di Finanza che ha perquisito anche il capannone di Gissi.

Antonino Dolce

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