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Presidio ex Golden Lady, tra macchinari 'bloccati' e situazioni paradossali

Critica e fonte di estrema amarezza la realtà nel sito in Val Sinello

| di Antonino Dolce
| Categoria: Attualità
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Questa mattina puntuale è partito il nuovo assembramento degli ex Golden Lady davanti lo stabilimento della Val Sinello (presenti sia ex Silda che ex New Trade). +

Mentre fuori i lavoratori arrivavano dai diversi paesi del Vastese, negli uffici dell’azienda i sindacati e la proprietà erano a colloquio per trovare una via d’uscita all’intricata vicenda.

A mezzogiorno i delegati sono usciti a riferire. Franco Zerra della Cisl (presente anche Giuseppe Rucci della Cgil) ha spiegato che c’è stata una lunga telefonata con Daniele Di Battista, presidente della Silda. Le posizioni non sembrano avvicinarsi. Di Battista non vorrebbe rinunciare al sito gissano, ma chiede tempo. Almeno fino a settembre. Assicura che un cliente è pronto a entrare nel capitale. Ci sarebbe anche un piano industriale all’orizzonte, ma… la condizione posta è lo sblocco del materiale oggi ancora presente all’interno del capannone per delle campionature da inviare all’estero che porterebbero nelle casse aziendali circa 300mila euro di liquidità. Tale ipotesi ha scatenato un coro di protesta dal presidio.

I sindacati, da parte loro, non sono disposti a dar ancora credito alla proprietà. Chiedono che tali impegni siano sottoscritti in sede istituzionale e non telefonicamente. Inoltre assicurano che la condizione posta è difficile da proporre ai lavoratori. Le parti si aggiorneranno.

Ma la notizia che pone pesanti, pesantissimi, dubbi sul futuro è l’arrivo – durante le parole dei sindacalisti – del proprietario della MacSenior, azienda di Montecosaro Scalo (provincia di Macerata) che ha fornito oltre 700mila di macchinari alla Silda. In un concitato assembramento ha spiegato che la Silda non ha ancora saldato il conto, quindi le macchine sono ancora sue a tutti gli effetti. Ha chiesto alle forze dell’ordine di vedere se queste fossero ancora presenti all’interno chiedendo di non farle uscire per nessun motivo. Racconta di averle cedute per via di buoni rapporti storici con altri membri della famiglia Del Gatto.

Le sue dichiarazioni sono state una mazzata per i lavoratori. Ognuno di loro ha rinunciato a 10.800 euro dalla Golden Lady per ‘comprare’ il proprio posto di lavoro.

Fino a ieri pensavano che quei soldi fossero serviti per i macchinari. Oggi è arrivata disillusione. Qualcuno grida dal presidio «Quei soldi sono serviti a coprire altri buchi». Fatto è che, la vicenda si fa sempre più precaria. In attesa dell’aggiornamento, i lavoratori ridefiniscono i turni del presidio per essere presenti sempre in massa e difendere i loro diritti.

Antonino Dolce

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