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«Rimandateli a casa!». L'invito dei lavoratori New Trade alle istituzioni

Sciopero a oltranza dei dipendenti di una delle aziende subentrate alla Golden Lady in Val Sinello

| di Antonino Dolce
| Categoria: Attualità
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Vogliono riconquistare lo stabilimento dove hanno lavorato regolarmente per tanti anni (fino alla decisione di delocalizzare in Serbia di Nerino Grassi). Sono i pochi dipendenti rimasti alla New Trade che scioperano a oltranza fino a che la loro azienda non sarà rispedita a casa.

Il fronte dei lavoratori, dopo il fallimento della riconversione, si era diviso fra chi era rimasto dentro e chi fuori; adesso ha contemporaneamente vissuto un ricongiungimento e un’ulteriore spaccatura. Ricongiungimento perché fuori dallo stabilimento ieri mattina è arrivato anche chi dentro la New Trade non mette piede già da qualche mese. Ulteriore divisione, perché la manciata di attuali dipendenti fino all’ultimo non è stata unita: dei 12 rimasti, 8 hanno scioperato con nessuna intenzione di rientrare, mentre 4 sono entrati regolarmente.

DA 115 A 4 – La realtà nei fatti sta nei numeri. Incontrovertibili. Da ottobre 2012 a oggi i lavoratori attualmente impiegati sono 4 (escluso gli 8 che non hanno comunque intenzione di rientrare) a fronte dei 115 previsti dall’accordo. Cosa dovrà accadere per far sì che ministero, Regione, vecchia proprietà e istituzioni varie rescindano i patti del maggio 2012 non è dato sapere ed è quello che si chiedono gli scioperanti.

INTERMINABILI PROBLEMI – Il motivo dello sciopero di oggi è ufficialmente il ritardo nei pagamenti dello stipendio. L’ultimo è stato quello di aprile. I lavoratori raccontano che l’azienda ha promesso loro un acconto della mensilità di maggio per il 10 luglio. Un periodo troppo lungo e che si somma a tutti gli altri ritardi precedenti.
La causa principale, però, è quella dell’immensa delusione e della consapevolezza che l’avventura iniziata a ottobre nell’ex-magazzino della Golden Lady non porterà a niente.
Secondo i lavoratori l’obiettivo della proprietà è quello di tirare fino ad agosto e poi mettere tutti in mobilità. Per questo, oggi, sono scesi in strada per chiedere a gran voce a tutti gli attori della vicenda di rescindere gli accordi. L’azienda, infatti, usufruisce ancora del comodato d’uso gratuito del capannone e non avrebbe neanche l’onere di pagare le utenze di acqua e luce. Tutto pesa sulla Golden Lady.
Oggi alla notizia dello sciopero l'azienda avrebbe messo sull'attenti i dipendenti dicendo loro che avrebbe addebitato l'eventuale danno delle mancate consegne odierne.

CONDIZIONI PROIBITIVE – L’anno scorso, alla fine di maggio, gli ex dipendenti di Nerino Grassi – in occasione della presentazione degli accordi – pensavano di poter tornare a lavoro come ai ‘bei tempi’ dell’impero-Golden. Che le cose fossero diverse, invece, lo hanno capito dal primo giorno. «Noi non siamo la Golden Lady» avrebbero esordito i nuovi proprietari.
«Abbiamo a che fare con indumenti vecchi provenienti dalla raccolta differenziata – spiegano – in condizioni pietose. Sporchi di ogni sostanza possibile: urina, sangue ecc. Nei mucchi che ci portano abbiamo trovato anche siringhe. Maneggiamo tutto questo senza guanti né mascherine perché, come ci è stato detto, “dobbiamo sentire il tessuto”. Sappiamo che in altri luoghi simili viene effettuata la sterilizzazione in una stanza apposita. Qui non c’è neanche quella stanza».
La New Trade sta occupando l’ex magazzino che non è fornito di condizionatori d’aria. Un’assenza che come raccontano ha creato diversi problemi: «Quest’inverno abbiamo lavorato a -5 gradi! Inoltre, bisognava far cadere dagli indumenti il ghiaccio e la neve, sempre a mani nude. Venivamo scherniti con battute del tipo “Il freddo vi fa bene, restate giovani”. Ora siamo passati a 40 gradi. La settimana scorsa una di noi è stata portata al Pronto Soccorso per un malore. Ci è stato detto che era stato siglato un accordo con un laboratorio analisi per verificare la presenza di batteri nell’ambiente due volte al mese. Non si sono mai visti».
In molti avevano scelto di propria volontà di essere assunti dalla New Trade per beneficiare della turnazione delle ore lavorative, ma anche questo punto non è stato rispettato.
Infine, c’è il nodo del lavoro a singhiozzo: «In alcuni periodi restiamo a casa perché non ci sono commesse e non veniamo retribuiti».

Le intenzioni, insomma, sono chiare. «A posteriori – conclude uno degli scioperanti – dobbiamo ammettere di aver sbagliato a non seguire subito i nostri ex colleghi. Vogliamo capire chi permette alla New Trade di restare qui. Lì dentro non ci metteremo più piede. Io non lascio più tre figli a casa per venire a farmi umiliare».

Antonino Dolce

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