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'La storia di Ester', l'idea del Coro Stella Maris ed un interessante parallelo storico

Drammatizzazione del testo biblico assieme alla Scuola di Danza Histon Ballet

| di Luigi Murolo
| Categoria: Attualità
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L’anno è il 1759. La venerabile Congregazione del Sacro Pio Monte dei Morti della Chiesa di San Pietro (retta in quel periodo da Filippo de Nardis, Isidoro Barbarotta, e dai rev.di Vincenzo de Nardis e Serafino Monacelli) allestisce presso la stessa sede ecclesiastica un’azione sacra appositamente predisposta per i suffragi alle Anime del Purgatorio nella ricorrenza della festa del 2 novembre. 

L’autore, l’arcade Cloneso Licio – vale a dire, il conte Giuseppe Tiberi – scrive un testo ad hoc musicato dall’allora ventinovenne maestro di cappella Fedele Fenaroli (non ho informazioni sull’eventuale conservazione della partitura). Il rarissimo libretto – pubblicato a Napoli sempre nella stessa data dallo stampatore regio Vincenzo Mazzola – reca sul frontespizio il titolo Ester (lavoro suddiviso in due parti, con la presenza di tre dramatis personae: Assuero, Ester, Ataco). Il libro veterotestamentario – Meghillàt Estèr (lett.:Rotolo di Ester – che introduce alla festa ebraica del Purìm, ricordava ai fedeli petroni vastesi di quel periodo la centralità della purificazione nel contesto memoriale delle anime dei defunti. In occasione di quella circostanza, dunque, la communitas cittadina si misurava con una forma di rappresentazione (di fatto un oratorio) che non sembra aver avuto precedenti tra le res gestae della cultura civica (parlo, ovviamente, dello stato attuale della ricerca).

Ma perché, oggi, il riferimento a quella sconosciuta esperienza? La ragione è semplice. Proprio nel corrente mese di marzo, il Coro Polifonico Stella Maris diretto dalla maestra Paola Stivaletta ha cantierato, presso la concattedrale di S. Giuseppe (assieme alla Scuola di danza Histon Ballet diretta da Angiola Saraceni Galante), una rappresentazione musicale della stessa Ester, sotto forma, però, di lauda litugica. Per quanto non confrontabili sul versante drammaturgico-concertistico, entrambe le opere testimoniano una “sotterranea” quanto singolare attenzione della città verso questo racconto biblico.

Ora, l’actio contemporanea assemblata dalla Stivaletta, raccorda sulla voce dello historicus (narratore), coro, musica, drama, scena, coreutica. Il tropario veterotestamentario scandisce l’intreccio delle diverse téchnai variando, su ognuna delle sue forme, il moto affettivo dei singoli fideles nei confronti delle sequenze esibite. Dalle espressività meditabonde e melanconiche di Walther von der Vogelweide (Nu all’erst) alle monofoniche e troubadoriche Cántigas de Santa Maria in lode di Nostra Signora raccolte (e molte composte) da Alfonso X il Saggio (Como somos per consello [n. 109], Rosas das rosas [n. 10], Como poden per sas culpas [n. 166], Pois que dos Reys Nostro Sennor [n. 424]), dal ritmo gioioso strumentale e vocale di Vinum bonum et suave dei Carmina Burana al ritmatissimo conductus a tre voci di Alle psallite cum luya, la grande musica medievale accompagna lo spettatore tra gli echi lontani promananti dalle cattedrali romaniche. Quasi non bastasse, la scelta compiuta sui Regis vasa referentes del Ludus Danielis induce l’ascoltatore alla riflessione sulla visione figurale che, nel sec. XII, gli scholares di Beauvais avevano del Vecchio Testamento (nel caso specifico, Daniele quale profeta dell’avvento del Cristo). Qui, l’intero spettro della monodia medievale, coniuga i contenuti testuali (modificati rispetto all’originale biblico con l’aggiunta della sequenza Astra tenenti) con il soundtrack di Ernest Gold per l’Exodus di Otto Preminger, il film del 1960 sulla costituzione dello Stato di Israele. Eseguito in coro muto, ha restituito un significativo pathos straniante rispetto alla scena complessiva della rappresentazione.

Non mi dilungo a parlare delle qualità tecniche del Coro Polifonico Stella Maris e dei suoi strumentisti, come al solito semplicemente eccellenti. Voglio, al contrario, complimentarmi per la sapiente miscela delle pièces che hanno prodotto, in lauda liturgica, una pregevole opzione storica sulla musica medievale.

Luigi Murolo

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