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11/06/2010, 00:00 Attualità

MODIFICHE AL PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO IN VIA SANTA LUCIA, DAL COMUNE: "DECISIONI DELL'AUTORITà DI BACINO"

Sulla vicenda i dubbi e le contestazioni di Rifondazione e la ricostruzione dell'ex assessore regionale Desiati

La vicenda delle modifiche al Piano di Assetto Idrogeologico della Regione che hanno determinato un abbassamento della soglia di pericolosità di alcune zone di via Santa Lucia in particolare, con conseguente 'sanatoria' di alcune situazione edificatorie compromesse e sottoposte in passato anche a sequestri della Procura, è al centro di un intervento del sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, nel corso di una conferenza stampa in municipio. La questione, nei giorni scorsi, è stata portata alla luce dall'associazione civica 'Porta Nuova', presieduta da Michele Celenza. Nella stessa conferenza presenti anche gli esponenti di Rifondazione Comunista, l'assessore Marco Marra ed il consigliere comunale Fabio Smargiassi. E di questa stessa 'storia', con una lunga ed articolata nota che pubblichiamo integralmente, parla anche l'ex assessore regionale all'Ambiente Massimo Desiati. Secondo Lapenna è stata l'Autorità di Bacino, competente sulla questione, sulla base di un'istanza trasmessa dalla Giunta vastese che recepiva due richieste di privati cittadini a risistemare le fasce nell'ambito del Piano di Assetto Idrogeologico. "Nel trasmettere le istanze - ha detto il sindaco - abbiamo invitato la stessa Autorità ad usare massima attenzione in un processo molto delicato sul quale l’Amministrazione comunale è sempre stata molto preoccupata. E la scelte scelte compiute dall’Autorità di Bacino, dopo una studio di dettaglio durato mesi, non possono essere imputate al Comune. Ciò non toglie che questa Amministrazione comunale non rimarrà inerte su questa nuova riperimetrazione della zona rossa (pericolosità elevata), tant’è che ha già dato mandato all’ufficio legale di valutare quali azioni può avviare il Comune per contestare le scelte operate". Il primo cittadino ha poi evidenziato come altre zone limitrofe, prima a bassa pericolosità, siano state adesso ricomprese nella "zona rossa" con già proteste dei cittadini interessati. Marra e Smargiassi hanno evidenziato i dubbi sulla scelta della Giunta di trasmettere le istanze ricevute dai privati, contestandola. "Proporremo che il Consiglio comunale si esprima sul fatto che istanze di questo tipo non possono essere avallate dall'amministrazione comunale". Poi, nel merito, è stato evidenziato che in Giunta, inizialmente, le istanze presentate riguardavano piccole modifiche e solo successivamente, "integrazioni non portate alla nostra attenzione", sottolineano i rappresentanti di Rifondazione, hanno di fatto ridesegnato e cambiato sostanzialmente la perimetrazione dell'area. "Politicamente - hanno detto ancora - è un atto pesante, perché in pratica il Comune è stato bypassato. E di questo vogliamo tenere conto, presentando anche le carte in Procura". Di seguito l'articolo di Massimo Desiati, in prima pagina sul giornale da lui diretto, Il Taglio Giusto per Vasto, dal titolo "Il dito di Dio". "Crediamo sia il caso di tornare su di un argomento, evidenziato, la scorsa settimana, dall’Associazione Porta Nuova e che ha destato l’attenzione dei Vastesi: 'Cemento su Casarza'. In definitiva, la Giunta comunale, con due distinte delibere del 2009, appellandosi ad un ipotetico 'errore materiale' del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) della Regione Abruzzo, ha chiesto, ad un organismo tecnico regionale, di correggere la cartografia allegata alla Legge e questo al fine di sanare situazioni di inedificabilità dalle quali era scaturito il sequestro di cantieri da parte della Procura della Repubblica. Per far questo, l’Amministrazione comunale ha chiesto, infatti, di derubricare, da P3 a P1, l’indice di pericolosità delle zone interessate. Abbiamo motivo di ritenere che la vicenda non si esaurirà in qualche articolo di giornale, poiché essa presenta risvolti, a nostro giudizio, molto gravi. Ma non è l’aspetto giudiziario che ci preme né, tantomeno, i singoli e personali casi che sono derivati da questa… 'sanatoria' che ha soddisfatto le richieste dei privati interessati. Non ci piace la politica fatta nelle aule giudiziarie. Quel che ci appassiona è il comportamento, in termini amministrativi, della Giunta comunale. Chi scrive, al tempo assessore regionale al Territorio ed Ambiente della Regione Abruzzo, portò in approvazione il Piano di Assetto Idrogeologico, assumendo la grave responsabilità di inibire le potenzialità edificatorie in tanti comuni abruzzesi, il cui territorio non avrebbe potuto sopportare ulteriore gravame edilizio; tra questi, Vasto. La Regione si sarebbe dovuta munire da tempo di quel Piano di carattere ambientale ma nessuno aveva mai preso quella decisione, per alcuni aspetti, anche impopolare (anche a me, per esempio, sarebbe piaciuto poter sopraelevare casa in Via San Michele, proprio in una zona, invece, dichiarata, dal PAI, non ulteriormente edificabile). Fu un risultato importante per la sicurezza pubblica e per il rispetto dell’ambiente. Parallelamente, ci si prodigò nella ricerca di finanziamenti, presso il Ministero dell’Ambiente, per la messa in sicurezza di ampi territori regionali e partirono rilevanti opere di consolidamento per molti comuni tra cui Vasto, questo ultimo per un importo complessivo di 6 milioni e 500mila euro! Chiaramente, molti privati, il cui scopo non era necessariamente speculativo, videro svanire la possibilità di edificare le proprie abitazioni su quei terreni ricadenti nelle zone inibite alla costruzione o altrimenti vincolate a poderose opere di consolidamento e ricordo l’umano scoramento di chi aveva sognato di poter godere delle bellezze cittadine da un sito, magari, acquistato con sacrificio. Alcuni si avventurarono ugualmente nella realizzazione di manufatti, sostenuti, nella loro scelta, da una interpretazione delle norme, a mio giudizio quantomeno superficiale, da parte del Comune di Vasto. In definitiva, il Comune rilasciò autorizzazioni edificatorie nel rispetto del proprio P.R.G. non valutando affatto, però, quanto previsto nella cartografia e nelle norme contenute nel Piano regionale di protezione del territorio. Ne derivò una situazione incresciosa: la Procura della Repubblica sequestrò alcuni cantieri pur autorizzati dal Comune. Andiamo ad oggi. Il Comune, recependo e, quindi, facendo proprie perizie di tecnici all’uopo incaricati dai privati interessati al dissequestro dei cantieri aperti o alla costruzione di fabbricati in aree pur inibite (dal PAI regionale) alla edificazione, ha chiesto ed ottenuto, da un organismo tecnico della Regione Abruzzo, l’alleggerimento dei vincoli su terreni individuati con precisione millimetrica. Così facendo è stato possibile ottenere due risultati: i terreni sono stati liberati dagli impedimenti di edificabilità e, al contempo, il Comune ha 'assolto' se stesso dal fatto di aver rilasciato autorizzazioni per costruire che non potevano essere rilasciate! Conseguenza: i cantieri vengono dissequestrati e, cosa gravissima, si produce un pericolosissimo precedente. Infatti, chiunque voglia costruire in zone oggi ancora classificate ad alta pericolosità idrogeologica potrà rivolgersi al Comune e, con una semplicissima perizia di parte, ottenere le autorizzazioni ad edificare! In tanti si chiederanno: “Perché a lui sì ed a me no?”. Basterà appellarsi al cosiddetto “errore materiale” (peraltro non dimostrato nel concreto), per la verifica del quale il Comune non nominerà neanche un proprio perito per il contraddittorio tra le parti, ed il gioco è fatto! Il Comune dovrà limitarsi a far proprio quel che sostiene la parte privata interessata e basta! Ma ci chiediamo: a cosa è servito fare il Piano di Assetto Idrogeologico? Uno studio durato anni, prodotto grazie al coinvolgimento di Università, consulenti scientifici, tecnici regionali e comunali, con tanti soldi pubblici spesi ed un lavorio gravoso, fatto di confronti, concertazioni ed infinite riunioni?! A cosa è servito impegnarsi seriamente per la difesa del territorio se, poi, basta richiamarsi ad un ipotetico “errore materiale”, sostenuto dalle parti interessate, senza neanche uno straccio di verifica da parte del Comune che recepisce e zitto quanto sostiene il privato?! A cosa è servito il Piano di assetto idrogeologico se, poi, arriva non la “mano” ma addirittura il solo “dito di Dio” ad indicare che quel preciso terreno, proprio quello e non gli altri attorno, miracolosamente, non è più franoso ma è diventato fermo, sicuro, stabile, solido?! Questa sì che è una vergogna ed i Vastesi ne debbono restare sconcertati!
a cura della redazione
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Reg.Tribunale di Vasto n.106 del 25 Mag 2005 | Anno 8 | numero 138