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Una 'rotella' per John Lydon: istanti strappati

| di Francescopaolo D'Adamo
| Categoria: Arte | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Mentre suonava il SIREN FESTIVAL 2018, è tornato in versione estiva il SALOTTO POLEMICO inaugurato durante la prima settimana romana interamente dedicata all'arte contemporanea (RAW). 

La presenza di John Lydon al Siren, come in una regressione ipnotica, ha fatto esplodere il Punk perso nella calma vegetativa della quotidianità di una piccola città sul mare. 

Affiancare (o frapporre!) all'esperienza musicale quella plastica/figurativa della raccolta di tele e performance che omaggiano e citano Mimmo Rotella è stato istintivo. 
Offrire un pasto completo al turista musicale (di sicuro, secondo Noi, affamatissimo d'esperienze) era l'idea! 

Così nel dedalo di stradine dell'incantata cittadina, un antico portone ha accolto i lavori che raccontano lo sguardo indagatore di un non-semplice-viandante. 

Incuriositi, perplessi e divertiti i visitatori hanno potuto osservare giocando e interagendo con gli autori dell'esperienza. 

Superando intralci insoliti e no per un antico borgo (contenitori per la raccolta differenziata, autoprodotte condutture dell'acqua, bestiole passivo/aggressive, autoctoni attoniti) i curiosi potevano giungere ad una oscura saletta nella quale trovare un ... polemico salotto d'arte varia e contemporanea, animato di storie che mescolandosi (proprio come la consuetudine del collage chiede) ne creavano di nuove, inattese ed improvvise. 

Strappare esperienze per incastrarle fra loro. 

Accade quando inizi a guardare lo spazio attorno notando le forme ed i suoni. 
Che le forme ed i suoni inizino a creare storie. 

E le storie si sovrappongono. Incastrano. Litigano. 
Le storie si abbracciano. Si allontanano. 
Si sfiorano. Si sussurrano. Si dimenticano. 
Si allungano e si accorciano. 

Accade che protagonisti principali e secondari si confondano. 
Si fondano. Rinascano. 

Accade che negli spazi, generati per accogliere, avvengano incontri che di umano abbiano poco. 
Accade la creazione dei miti. 
Delle paure. Delle meraviglie. 

La nostra storia raccontata tra immagini e suoni è gran parte della magia che possiamo celebrare. 

E la scambiamo così, la storia: formulando, recitando, pronunciando sentenze e invocazioni. 

E la memoria si genera per sovrapposizioni. 
E se hai vissuto, quando ne strappi un lembo di quella memoria, affiorano tutte le storie che parlano di te, ma che non sempre sai di aver vissuto. 

Qualche istante fa la storia dello spazio nel quale siete immersi è stata la scenografia perfetta della vostra più grande gioia. Poi, del vostro più profondo dolore. 
Il momento in cui la vostra storia si è fermata. 
E la scenografia è diventata cornice. E la cornice ha iniziato ad aderire alla storia di qualcun altro. 
E tutto cambia. 

La celebrazione dell’istante è arte. 
La comprensione dell’arte è intuizione. 

La consapevolezza è abbandono. Penetrazione. 

È quando ridete che create arte. 
È quando bruciate che la vivete. 

Ammonticchiare e disperdere identificano la vita allo stesso modo. 
Sono gli strappi le intersezioni che generano le scintille di consapevolezza. 

Strappatevi. Denudatevi. Provocatevi. 
È così che, guardandovi attraverso, scoprirete sostanza e spirito di cui siete fatti. 

Francescopaolo D'Adamo

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