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Successo della Personale di Giuseppe Muzii alla Sala Mattioli

L'esposisizione, confortata da ampi consensi e vivo gradimento, chiude il 13 luglio

| di Giuseppe Franco Pollutri
| Categoria: Arte | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Assai positivi, quando non entusiastici, sono i commenti dei visitatori in Rete di fronte alle opere esposte. La riferita ‘bellezza’, parola forse sin troppo facile da utilizzare e da attribuire laddove si resta colpiti, sorpresi e emozionati da ciò che ci si pone dinanzi, in questo caso (non meno che in altri) è a ragione enunciata quale preciso etimo di “ciò che appare o è ritenuto piacevole e ammirevole ai sensi e all’anima”. In questo autore “la bellezza” è principio e fine di una precisa e consapevole operazione visivo-noumenica, attuata e veicolata attraverso lo strumento dell’immagine artistica, o del manu-fatto ad arte che dir si voglia.
Non a caso, pertanto, in questa sua mostra (non prima, né ultima, ben s’immagina, del Maestro Muzii di Vasto), in particolare è stata rilevata quella che a mio avviso è da dirsi la nota peculiare del suo stesso immaginare-e-fare, più che delle opere, varie e diverse quanto a tecnica e ‘assemblaggi’.
A monte delle sue invenzioni, nonché dei rinvenimenti, nulla affatto occasionali, in spiaggia o in  riva, e/o lungo la costa del nostro mare, dei ‘materiali’che serviranno a comporre il quadro – improvvisato frequentemente, sia pure in modo effimero (… un naturale land-art), lì in spiaggia o sopra un letto di ciottoli – c’è un afflato più che un’idea di sogno che, come fosse pane quotidiano da informare, mangiare e offrire ad altri…, in lui ha bisogno di essere figurato e riproposto ogni volta, di nuovo e ancora, finché vita viene, e con noi, attraverso ogni cosa, scorre, muta e va via.
Un quadro scenico che parrebbe sovente la stesso, ma che, pur nello schema figurativo e iconico ormai noto di mare, barca vela, una semantica canna da pesca, un pesciolino testimone, una stella, sole o luna a far da guida all’andare (e a dar armonia ed equilibrio all’insieme), mettono in scena, per un “favola bella” che nasce dall’incanto di chi compone e che incanta chi ‘ascolta’ o guarda, il ‘solito’ ma sempre gradito “raccontami ancora” o “raccontane un’altra” che gli spiriti genuini e dotati di schietto candore, come i bimbi, si aspettano e desiderano.

Parrebbe “tutto un gioco”, ma è – con una composizione diversamente verbale, fatta di segni, oggetti, scorie e grumi, colori e cornice d’insieme – null’altro che sedimento ed esposizione di poesia.

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Giuseppe Franco Pollutri

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