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Aspra, città sommersa, esiste veramente! Parola del prof. Piergiorgio Data

Una storia tutta da leggere!

| di Giuseppe Catania
| Categoria: Storia
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La conferma nel 1981 dal  prof. Piergiorgio Data dell'università di Chieti (scomparso nel 2005). Al largo di Punta Penna la continuazione del promontorio, sprofondata in epoche remote, su cui erano insediamenti umani.
Una dettagliata ricostruzione storica dell'indagine effettuata dal docente con l'impiego di vaste risorse umane e materiali: équipe di esperti per le immersioni subacquee, archeologi biologi, medici, marina militare con nave appoggio nella zona per molti rilievi, Folco Quilici e il regista Victor De Santis per le riprese.

Agli inizi del 1981 una notizia diffusa dai giornali (vedi nostri articoli pubblicati su II Tempo d'Abruzzo il 1°,3 e 8 aprile) ha suscitato sensazione.

Il Prof. Piergiorgio Data, Direttore dell'Istituto di Fisiologia umana dell'Università di Chieti, tenne una conferenza stampa sui risultati del progetto di riportare alla luce una città scomparsa: Aspra, al largo di Punta Penna, di cui parlano i geografi e gli storici dell'antichità, che i marinai di Vasto dicono di aver localizzato al largo delle costa di Punta Penna, gettando le reti, lungo i "canali" che si presume siano le strade dell'insediamento urbano sommerso, catturando abbondante pesce che ivi si riproduce.

Alla conferenza stampa era presente anche il dott. Angeletti espressamente incaricato dal soprintendente archeologico dell'Abruzzo, dott.Giovanni Scichilone, ed esponenti della Commissione Comunale di Vasto.

I lavori  vennero eseguiti come esperimento di cultura umanistica e scientifica per acclarare documenti e dati certi, alla luce di notizie storiche di ritrovamenti al largo di Punta Penna, circa l'esistenza della città sommersa, e creare un valido precedente dal punto di vista scientifico-subacqueo, da utilizzare per materia di studio. Il prof. Data si è ricollegato ad alcuni rilievi effettuati nel 1973, che hanno evidenziato qualcosa che assomiglia ad una struttura costruite dall'uomo, da cui ha preso consistenza l'iniziativa per esplorare la zona con l'impiego di geologi per valutare la natura delle strutture sommerse e per collegarle ai fenomeni di bradisismo verificatosi nella zona.

Presenti anche specialisti biologi per un supporto tecnologico nello studio del fondo marino. Già una nave del CNR aveva eseguito rilievi completando una mappa del fondale antistante Vasto, per localizzare l'esistenza della "mitica" città, con una serie di indagini archeologiche e biologiche, nonché geografiche, mediante un programma anche medico, con 15 componenti di specifiche qualificazioni, tra cui i dott.ri Stefanon, Colantoni, Fioravanti, Cinelli, Saccomani,Tiepolo, Fucini, medici e biologi della scuola di specialisti subacquei, per consentire rilievi sotto il fondale, con proiezioni tridimensionali, foto-televisive. Oltre ai suddetti anche un gruppo di Carabinieri Sub per una completa dimostrazione del progetto.

Per il prof. Data è probabile che a sei miglia al largo di Punta Penna vi siano relitti di una certa entità, risalenti al III IV secolo a.C. che un fenomeno di bradisismo ha sommerso, senza alcun dubbio.

Oltre agli esperti implicati nel progetto è intervenuto anche un dragamine della Marina Militare al comando del col. Fontanesi del COMSUB per appoggiare l'operazione subacquea nei punti fissi con aspetti di formazione emergenti, dal fondo, ed anche rilievi aerei e navali con ecoscandagli e immersioni con sub muniti di apparecchi foto-televisivi.

Folco Quilici e il regista sub Victor De Santis hanno eseguito le riprese per un documentario sull'operazione.

Impiegati attrezzi di radiolocalizzazione, trasmissione e ricezione di onde capaci di fare da punto di riferimento fino a 40 miglia al largo. Due antenne, una a Punta Penna e l'altra alla torre di Petacciato allo scopo di disegnare una mappa sonora del fondo marino.

Avvalendosi di tali riferimenti il dott. Colantoni ha comunicato la presenza di asperità sotto il mare antistante Punta Penna che costituiscono la continuazione di zone che emergono a ridosso del promontorio, quale prolungamento in mare, su cui sono insediamenti umani.

L'obiettivo,come hanno evidenziato i dott.Stefanon e Colantoni, è stato raggiunto: a circa 9 miglia al largo, con tre ciuffi rocciosi chiaramente messi in luce dalle segnalazioni che costituiscono il prolungamento del promontorio di Punta Penna, su cui anticamente erano insediamenti umani.
Evidentemente collegabili alla esistenza della città di Aspra, riferibile al termine latino "asper" cioè luogo irto, scosceso, proprio accostabile al "promontorio" su cui sorgeva la città di Aspra, sommersa dal mare.

GIUSEPPE CATANIA

FOTO (di Gino Selva): La proiezione tridimensionale del fondo marino - come ha dichiarato il dott.Stefanon - evidenzia tra "ciuffi rocciosi"… "con sassi sulla cima... che si tratta, per la precisione, di un “mammellone” che fa pensare ad una isola - che qualche millennio addietro era terra
emersa." Lo scienziato ha anche rilevato che "sì notano tracce di sedimentazioni uniformi del tipo caratteristico di spiaggia. In sostanza si è in presenza di una zona rocciosa in emersione sul fondo che è la continuazione del promontorio di Punta Penna di Vasto.

Giuseppe Catania

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