Rimani sempre aggiornato sulle notizie di histonium.net
Diventa nostro Fan su Facebook!

Il fascino e la bellezza di Elena Sangro, musa di Gabriele D'Annunzio

L'attrice vastese diva del cinema muto

| di Lino Spadaccini
| Categoria: Storia
STAMPA

Fotogallery: clicca sulle immagini per ingrandirle

printpreview
Fascino, sensualità, bellezza e seduzione sono tutti elementi che ritroviamo nella splendida attrice vastese Elena Sangro, diva del cinema muto, amante e musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio. Un primo incontro tra il poeta pescarese e Maria Antonietta Bartoli Avveduti, questo il nome di battesimo dell’attrice vastese, avvenne a Roma nel 1919, e probabilmente proprio da questo incontro che nasce il nome d’arte Elena Sangro. Tra i due scoccò subito la scintilla e gli incontri furono sempre più frequenti, fino al 1927 quando, durante un lungo soggiorno al Vittoriale, divampò una violenta passione. La relazione amorosa è documentata da una corrispondenza formata da una ventina tra lettere e telegrammi, ancora oggi conservati presso l’Archivio del Vittoriale, che vanno dal 1924 al 1933. La corrispondenza è divisa in due fascicoli: il primo periodo, che coincide con la passione accesa tra i due, mentre il secondo periodo, è quello dopo la rottura. Ma torniamo al 1927, quando la passione era all’apice. Dopo tredici anni di silenzio poetico, il Vate pescarese compose di getto le prime sestine di un poemetto a cui diede il nome di “Carmen Votivum”, dedicato “Alla piacente”. Il carme rappresenta un vero e proprio inno erotico carico di sensualità, promesso all’attrice vastese. Dopo molte richieste, la Sangro riuscì ad avere il testo completo con dedica autografa del poeta. Il testo doveva rimanere segreto, ma D’Annunzio ci ripensò e fece pubblicare dalla Mondadori la fotoriproduzione del manoscritto, in un limitato numero di copie da distribuire agli amici, fra i quali Benito Mussolini. L’attrice non gradì molto il gesto e fu quello motivo di rottura tra i due. Nel 1932 il poemetto venne riproposto con il titolo Alla piacente, mentre nel 1935 venne inserito in Cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire. Del 1988 è la pubblicazione di un bella edizione del Bompiani a cura di Leonardo Sciascia, con la riproposizione delle edizioni del 1927 e 1935, con note al testo di Pietro Ghibellini. Ma la straordinaria bellezza del libro sono le tante foto tratte da scene di film interpretate dall’attrice vastese, fino a due foto intime e cariche di sensualità, nonostante l’età avanzata della Sangro, degli inizi degli anni sessanta, scattate una sul bordo della vasca da bagno e l’altra all’interno della vasca. “Un componimento erotico a esaltazione del corpo di Elena Sangro”, scriveva il 4 dicembre 1988, in occasione dell’uscita del libro, Giulio Cattaneo sulle pagine di La Repubblica, “un elaborato mosaico di riferimenti colti, di citazioni di antica poesia italiana e greca classica col recupero della prima quartina di un sonetto del '93. Carmen non eccelso, ma di composizione ingegnosa con qualche buon frammento. L'autografo, riprodotto in fac-simile, fu restituito a D'Annunzio che ne fece dono a Ornella, altro nome da lui assegnato alla piacente. Elena Sangro rimase poi trafitta alla notizia della pubblicazione, sia pure in un numero limitato di copie, e a maggior ragione lo fu quando il Carmen votivum uscì nel Libro segreto, tanto da mandare all' asta il manoscritto con altri cimeli dannunziani”. Ecco alcune sestine del poemetto: … Elena, il tuo madore è una rugiada / stillante sopra uno stillante miele. Un alito d 'amor sopra una spada? / O Spada dell’arcangelo Ariele! Ma il céspite che l'ìnguine t'infiora / non è come l'ascella dell'Aurora? Piacente sopra te, quanto mi piaci! / Assai più d 'ogni frutto e d 'ogni fiore, assai più d 'ogni fonte. ne' tuoi baci / la musica e il silenzio del sapore s’avvicendan così che tu m’insegni / l’arte dell’ape ne’ suoi favi pregni. Non mi disseto né mi sazio. è scarsa / ahi, la sorgente della tua saliva. Non cavo, se la gola m'è riarsa, / gora di sangue dalla carne viva. Se abbocco i pomi, se i ginocchi lisci / ródo, tanto urli che m'impietosisci. … Forma che così pura t'arrotondi, / là dalla pura falce delle reni, e nella man che ti ricerca abbondi / avanzando in tua copia tutti i seni, la parabola io solva della Cruna / e del Cammello, o specie della Luna!...

Lino Spadaccini

Contatti

redazione@histonium.net
tel. 0873.344007
fax 0873.549800
Via Duca degli Abruzzi, 54
66050 - San Salvo
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK