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CRONACA DI UN TERREMOTO... DI UN INFERNO VISSUTO: IL RACCONTO DI UN GIOVANE STUDENTE VASTESE

L'esperienza di una notte terribile

| di Luca Rosati
| Categoria: Storia
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Il racconto preferisco iniziarlo dalla sera prima della tragica scossa, più precisamente dalle ore 21 circa quando ci sono state due forti scosse che anticipavano la più potente di cui ormai tutti sono a conoscenza. Sono della città del Vasto ma da anni sono iscritto alla Facoltà di Informatica de L’Aquila, e dall’anno scorso ho ripreso casa lì dopo poco più di un anno di stop... quindi l’intera tragedia l’ho vissuta in prima persona. Da metà dicembre si sono susseguite un’infinità di scosse (impercettibili e non) che hanno colpito tutto il territorio aquilano. Scosse che, come noi tutti di lì, ci hanno fatto preoccupare sempre di più. Siamo partiti dalle scosse di magnitudo 1.0 di dicembre arrivando pian piano alle 3.0 fino ad essere smossi da quelle di 4.0. La mia preoccupazione giornaliera è stata “ma se giorno dopo giorno aumentano, cosa succede quando arriviamo alla 5a?“... sfortuna ha voluto che passassimo direttamente alla 6a. La sera del 5 aprile, come era già successo il lunedì prima, dopo la scossa di magnitudo 3.9 (alle ore 22.42) e dopo essermi sentito al cellulare con delle mie carissime amiche (vastesi anche loro come me), ci siamo dati appuntamento in piazza come ormai era consuetudine da giorni dopo le scosse preoccupanti per la loro alta intensità. In quel momento a casa eravamo io e il mio compagno di stanza di Montesilvano. Il terzo della casa era dalla ragazza, sempre lì a L’Aquila… e tutt’ora che vi sto scrivendo ancora ho avuto modo di vederlo dal vivo, ma dopo varie chiamate reciproche sono felice di sapere che lui e la ragazza stanno bene. Torniamo alla prima scossa della serata… Ci siamo vestiti e usciti. Abbiamo raggiunto la piazza. Ci siamo incontrati con le nostre amiche e abbiamo vagato in giro per un po'. Nel momento della seconda scossa di magnitudo 3.5 (ore 00.39) eravamo dentro un gazebo di un bar, che ha vibrato totalmente, creando non poco panico tra i clienti. Era il preludio che nessuno immaginava… d’altronde ognuno pensa che dopo una scossa potente arrivano quelle più deboli, ma ci scommettereste? Tornati a casa dopo l’1 di notte, io e il mio coinquilino ci siamo messi a letto… lui per dormire, io per svagarmi un po' al portatile. Dopo essersi scaricata la batteria del portatile, l’ho spento e mi sono addormentato. Non so quanto ho dormito, ma la scossa di magnitudo 5.8, arrivata alle ore 3.32, mi ha fatto saltare dal letto. Sentivo enormi botti arrivare da non so dove, come se stesse scoppiando qualcosa sotto o fuori casa. La stanza dondolava con me dentro, rumori di oggetti che cadevano da tutte le parti… e poi il buio, il maledetto buio che moltiplica il senso di paura! Ho urlato il nome del mio coinquilino che era in quello stato di sveglia-nonsveglia, quando non ci si rende conto se è un sogno o realtà. “Bruno! Bruno svegliati!” ho urlato con le lacrime agli occhi. Si è svegliato cadendo dal letto, un piccolo istante per capire cosa stava succedendo e preso al volo alcuni oggetti (soldi, patente, chiavi della macchina, una giacca, un pantalone e 2 portatili!) siamo fuggiti fuori casa... Ci tengo a sottolineare che è vero che il panico rischia di bloccare una persona, ma succede anche che il panico stesso acceleri il ragionamento e quant’altro. Sono riuscito a prendere tutta quella roba in pochi secondi: come prendevo un oggetto, già sapevo dove indirizzare la mano per prendere altro e così via prima di scappare. Abitavamo in un appartamento di 2 piani, eravamo al secondo. Tra scossoni, rumori fortissimi, oggetti per le stanze siamo scesi sotto e di corsa fuori… e fuori c’era l’inferno! Polvere da tutte la parti, urla, gente che scappava, suoni di allarmi di case e sirene delle ambulanze, macchine che fuggivano ovunque senza rispettare segnali stradali e poi rumori di ogni genere. All’uscita di casa nostra c’erano anche i nostri vicini, altri ragazzi universitari tutti illesi. Entrambe le case, ristrutturate l’anno scorso, hanno retto molto bene la scossa: un pò di intonaco per terra e un paio di piccole crepe sul soffitto. Mi sono sentito con le amiche mie che correvano per le strade e ci siamo dati appuntamento a Piazza Duomo, uno dei vari centri di ritrovo della città. Dopo aver fatto uscire di casa la nostra anziana proprietaria, che ci ha accolto con uno sguardo misto di paura, tristezza e spaesamento (uno sguardo che ti perfora il cuore!), e dopo aver atteso l’arrivo di un suo parente, io e il mio coinquilino ci siamo messi nella mia macchina e indirizzati verso la piazza. Macerie ovunque, palazzi senza più o il tetto o il primo piano, gente che fuggiva per le strade senza neanche accorgersi delle macchine che correvano, automobili che sfrecciavano all’impazzata in tutte le direzioni (un camion mi ha superato con una velocità che non oso immaginare). La strada che ho percorso per raggiungere la piazza è quella di cui tutti i giornali hanno parlato: via XX Settembre. Palazzi vicino il tribunale fatti a pezzi, Casa dello Studente crollata, macerie per la strada che rendevano il tutto quasi impraticabile, urla, gente quasi nuda per la strada (un amico mio incrociato per strada era in mutande e maglietta!) e con il freddo aquilano non è una bella cosa. Mentre guidavo ho saputo che la scossa era stata percepita anche a Pescara (il mio amico era al telefono col padre), quindi come ho pensato, il tutto era stato percepito anche a Vasto. La linea per telefonare era intasata e quindi occupata! Arrivati a qualche minuto dal centro e dopo aver parcheggiato la macchina in un posto sicuro, di corsa verso il centro. Sono riuscito a chiamare mio cugino e avere la sicurezza che lui e tutti i suoi coinquilini stavano bene ed erano in procinto di ripartire via. Giunti in piazza, dopo aver scavalcato macerie di ogni tipo, quello che ci troviamo davanti è sempre un caos… ma questa volta vedi le persone, non pensi a guardare i palazzi distrutti. In una completa notte il panico ha preso il sopravvento… nel male minore era meglio avere il terremoto la mattina o il pomeriggio! Forze dell’ordine in giro, Vigili del Fuoco che all’impazzata andavano da una parte all’altra, Carabinieri fuori le banche con le mitragliatrici (per fermare eventuali ladri), sirene di ambulanze che si sentivano in lontananza. La situazione era ancor più spaventos perché le scosse non si sono mai fermate: la terra continuava a tremare, non della stessa intensità della scossa micidiale, ma comunque di magnitudo poco minore. Si camminava e correva su una strada che vibrava, tra fortissimi rumori che arrivavano da sotto l’asfalto e tra palazzi dondolanti che se crollavano ci prendevano in pieno. Credetemi… il tutto non è frutto della mia immaginazione né sto ingrandendo tutto quello che ho vissuto… è andato tutto così e mi sento solamente fortunato non di più… altra gente è stata davvero miracolata (c’è chi con il tetto crollatogli addosso è riuscito a scendere dal 3° piano e fuggire in piazza… o chi circondata dalle macerie e non potendo uscire, dopo tre ore di panico ha scavalcato metri di macerie e uscire in strada!). Finalmente dopo ennesimi tentativi sono riuscito a sentirmi con i miei genitori e tranquillizzare sia loro per me e sia me per loro. La scossa l’hanno sentita a Vasto ed ero felice nell’avvisarli che io stavo bene così come loro lo erano allo stesso modo. Sono stato lì da poco dopo le 4 di notte fino alle 10 del mattino, aspettando le luci del sole ed eventuali notizie e aggiornamenti riguardo l’autostrada che era stata chiusa per l’arrivo di soccorsi. Varie sono le scene che mi segneranno per tutta la vita: vedere uno dei primi corpi tolte dalle macerie (un anziano trovato per fortuna vivo, anche se impaurito all’ennesima potenza che a stento riusciva a parlare); vedere un ragazzo molto più piccolo di me morire a pochi metri (portato in braccio da una qualche casa crollata e posizionato nel cofano di una macchina, è morto così tra le urla e i pianti della gente); vedere anziani lasciati a loro stessi vagare senza meta per la piazza, con lo sguardo perso nel vuoto come se pensavano di essere solo loro lì alla ricerca di qualcuno che non vedevano. Io non so come ho fatto a non svenire per terra… ma so solo che sono 2 giorni che a stento riesco a trattenere le lacrime per una situazione così allucinante che solo chi era lì può confermare. Purtroppo è vero che i video e foto che si vedono in tv e/o nel web descrivono tutto quello che è successo, ma è tutta roba successa dopo e sono limitati ahimé... nel momento in cui si sta vivendo in prima persona quel caos si ha paura di tutto, ci si pensa due volte anche solo per voler fare un passo in una determinata direzione. Le ore sono passate abbastanza lentamente, ma per fortuna non così piano come mi credevo… Sono arrivate in quelle ore le prime notizie di morti tra studenti e gente del posto (anziani, bambini) e con le prime luci del giorno sono arrivati maggiori soccorsi e i primi elicotteri che hanno aggirato varie volte la piazza e poi, presumo, tutta L’Aquila. Ha girato subito voce delle strade e vie chiuse per l’intera città, sia perchè non più praticabili e sia per far passare solo i soccorsi. Nel frattempo svariati incontri con amici miei del posto e diverse chiamate con altri di loro (quando la rete era libera) per sapere come stavano. Per fortuna (e parlo per me) tutti solamente spaventati ma illesi. Dico “parlo per me” perché so di gente che purtroppo ha perso diversi amici. Dopo le ore 10 io e il mio coinquilino abbiamo deciso di tornare in macchina e di ritornare nella nostra casa lasciata ore prima. Arrivati lì abbastanza rapidamente, siamo entrati in fretta e furia per fare la valigia e prendere quanta più roba (soprattutto di valore) da riportare nelle nostre rispettive città. Abbiamo riempito la macchina così tanto che non c’entrava davvero più niente: valigie, portatili, giacche, buste piene di qualunque cosa (cavi, dvd, libri) e quant’altro. Ci siamo rilassati (se si può definire così) qualche minuto appoggiati alla macchina e, chiusa la porta a chiave, siamo partiti per Popoli, dove avremmo raggiunto i miei parenti e amici nostri de L’Aquila rifugiati a casa di mio cugino. Per la strada un traffico infinito e per uscire dalla città una quarantina di minuti credo di averci messo… una strada che avrei fatto in poco meno di 10 minuti. Con la macchina completamente a secco e coi benzinai cittadini tutti chiusi per non incorrere in eventuali danni ed esplosioni (così ci ha riferito la Croce Rossa) siamo usciti via dal capoluogo. Per fortuna un benzinaio aperto l’abbiamo trovato per la strada e ho provveduto a fare il pieno. Per la strada di ritorno a Popoli i paesaggi da vedere non erano allettanti. Un paese alla nostra sinistra era completamente diviso a metà da un qualcosa che sembrava una frana che aveva sommerso tutta la parte centrale della cittadina. Macerie in ambo i lati della strada ed edifici diventati un cumulo di travi e mattoni spaccati. Intanto ambulanze che andavano ovunque per tutte le possibili strade. Macchine dei Vigili del Fuoco che si fiondavano per le vie ad una velocità assurda e Vigili Urbani che gestivano quel caos senza poter neanche a parole consigliare le stradi più facilmente percorribili. Durante il tragitto ci siamo fermati ad un bar, pieno di gente, per prendere un semplice caffè. L’aria non era da panico ma non eravamo assolutamente tranquillizzati. Tutta la gente parlava del terremoto, ma come se mascherasse l’inferno che stava succedendo. Ogni persona parlava con un’altra cercando di tranquillizzarla come se tutto quel caos non c’era mai stato. Dopo essere arrivato dai miei parenti, pranzato e discusso di tutto… sono ripartito per Vasto, lasciando il mio amico a Chieti Scalo dalla sorella che l’attendeva per portarlo a casa. Arrivato poco dopo le ore 18 nella “mia” città ho potuto riabbracciare finalmente i miei genitori e vedere cosa stava succedendo a L’Aquila, questa volta però tramite un televisore. Mi dispiace enormemente per quello che è successo e che sta succedendo in tutte le zone colpite dal terremoto, che pare non esaurirsi mai. Tremo pensando ai morti ritrovati, ai vari studenti (compaesani e non) rimasti sotto le macerie e al fatto che gran parte degli sfollati non ha più una casa. E’ una tragedia sotto ogni punto di vista… un colpo così che nessuno di noi meritava ma che è accaduto e nessuno può farci nulla. Si può solo ricostruire, molto lentamente, mattone su mattone tutto quello che è andato distrutto. Ma ci vorranno anni, soldi, voglia, forza… spero che tutto possa migliorare giorno dopo giorno. Non parlo di abitazioni, ma della vita degli sfollati già duramente colpiti anche per la perdita di amici e parenti. Mi rivolgo alle organizzazioni, ai politici ed ai gestori dei soccorsi: non abbandonate mai tutti gli sfollati. State loro affianco, fino a quando alzando lo sguardo vedrete che non avrete più nessuno da soccorrere! E per favore, un po' di dignità in televisione: date spazio a raccolte fondi, stanziate sldi anche prendendoli anche dai montepremi degli inutili giochi televisivi, date più informazione ed eliminate le trasmissioni che non giovano all'Italia in questo momento. Ed un'ultima cosa... non preoccupatevi di questi dannati beni culturali. I nostri avi non si offenderanno se, invece, di ricostruire una cupola, costruiamo un paio di abitazioni per i terremotati. Pensate alla vita delle persone e quando tutti (e dico tutti!) staranno bene, allora possiamo passare a far rivivere chiese, basiliche, statue e quant'altro. La vita della gente deve essere empre la cosa principale da preservare. Tutto il resto viene dopo! http://www.rosatiluca.it

Luca Rosati

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