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TRIGNINA 'DISSEMINATA DI CROCI': SERVONO PIU' SICUREZZA E BUON SENSO

Un accorato intervento alla luce delle troppe morti sull'asfalto

| di a cura di J. & M. RF
| Categoria: Storia
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''Un piccolo paese d'Abruzzo conosciuto solo perché piovono le multe''... inizia così un intervento che ci arriva da San Giovanni Lipioni, paese di una delle ultime due vittime di incidenti stradali accaduti sulla Trignina, Tiziano Ninni, deceduto assieme ad un collega di lavoro, Roberto Pasciutto di Montefalcone nel Sannio lo scorso 7 aprile. ''Un Sangiovannese, che condivide la Trignina (SS 650), con altri pendolari dei paesi limitrofi, sa di aver fatto una scelta, quella di restare nel proprio paese nativo, attaccato ai suoi affetti famigliari, uno dei pochi valori veri su questa terra, ma nello stesso tempo sa del sacrificio che deve affrontare per spostarsi per vivere, percorrendo la SS 650, strada dimenticata da chi di dovere, strada che non garantisce nessuna sicurezza, dove non so chi per ovviare ai problemi gravi, ha dato vita al famoso autovelox, facendo rispettare le norme, giuste, di 70 km/h. Ironia della sorte, nonostante tutto questo, Tiziano e Roberto muoiono pur osservando i limiti di velocità. Il gran traffico giornaliero, le multe che piovono, il malcontento generale mette d'accordo tutti sul fatto che bisogna trovare una soluzione urgente. E' la protesta di tante famiglie distrutte, che non trovano pace, ma vorrebbero giustizia, e di tanti pendolari che frequentano tale strada. In Francia, in Inghilterra il messaggio ''vittime stradale'' è molto più rilevante e provocante. Non solo fiori sulla strada ma su di essi, pannelli, lunghi 5 metri, dove una sagoma rappresenta la vittima, la sua età, la famiglia che lascia. Gli automobilisti prendono coscienza della tragica realtà che i pannelli rappresentano e valutano la necessità di alzare il piede dall'acceleratore considerando che la vita è un dono... Più sicurezza sulla strada, più buon senso da parte di noi tutti, affinché il sacrificio di Tiziano e Roberto sia l'ultimo di una lunga serie. Un pendolare, che la mattina lascia la propria famiglia per necessità di lavoro e che a fine di giornata vorrebbe riabbracciarla... come loro... come noi tutti''.

a cura di J. & M. RF

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