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VASTO: 50 ANNI FA LA FRANA

Un calendario per non dimenticare...

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''Vasto 1956 la grande frana - calendario 2006'': è la pubblicazione realizzata dall'associazione culturale ''Castello'', in collaborazione con il Comitato cittadino per la difesa dei beni ambientali e artistici, su ideazione e progettazione di Luigi Di Totto, che si avvale delle foto d'epoca tratte dall'archivio di Francesco Vitelli. ''Mantenere vivo il ricordo degli eventi che si sono succeduti nel tempo, per sensibilizzare i giovani e la cittadinanza sulla prevenzione, quale metodologia per la salvaguardia del territorio; favorire il ricordo di Vasto negli anni antecedenti la frana; e, quindi, il cambiamento che il fenomeno ha prodotto alla città''. Questo l'intento dell'iniziativa che, attraverso la riproduzione delle immagini pubblicate nel calendario, vuole costituire, soprattutto, un monito severo a guardare ai drammatici eventi con senso di responsabile prevenzione. 50 anni fa sull'abitato orientale di Vasto si abbatteva un movimento franoso che sconvolgeva buona parte della città. Per fortuna non ci furono vittime, perché le prime avvisaglie avevano messo in guardia le autorità, ma un intero quartiere, quello dove abitavano i pescatori, rovinava a valle, trascinato da uno scoscendimento del terreno. Le acque freatiche, ingrossate a causa delle abbondanti nevicate e dalle piogge torrenziali, che sin dall'inizio dell'anno si abbattevano sul territorio, provocarono un piano di faglia lungo la passeggiata adriatica, minacciando l'abitato. Per precauzione vennero fatte sgomberare le famiglie e gli edifici pubblici, tra cui l'ufficio postale e la sede degli uffici finanziari (a Palazzo Nasutti - Ponza) questi ultimi trasferiti a Palazzo D'Avalos. Del devastante movimento franoso di Vasto, che ebbe un drammatico precedente il 1 aprile 1861, si occuparono i ministri allora in carica Romita e Colombo, promettendo interventi sostanziali per ''guarire la frana di Vasto''. Di quell'intervento è rimasta una frase celebre: ''Fare presto e fare bene''. Poco per guarire un male incurabile. Intanto la spinta delle acque sotterranee, provocava il crollo dell'anico muro di sostegno delle ''Lame'' di via Adriatica, e di conseguenza, di Palazzo Nasutti - Ponza, posto lungo il tratto che va da via del Buonconsiglio alla chiesa di Sant'Antonio, coinvolgendo, nel crollo, l'abside della chiesa di San Pietro apostolo, e interessando anche la statale Istonia 86 di collegamento Vasto con la Marina, fino ad interessare la ferrovia adriatica. Gli organi del genio civile di Chieti, allo scopo di alleggerire il peso dell'abitato posto sul ciglio della frana, disposero l'abbattimento della chiesa di San Pietro apostolo, dell'edificio che ospitava l'istituto tecnico commerciale, già sede della sottoprefettura (di cui resta parte della facciata), nonché l'edificio che ospitava il gabinetto archeologico, il convento delle monache e numerose abitazioni pericolanti. Della chiesa di San Pietro apostolo resta solo il bel portale in stile lombardo di transizione con un bassorilievo nella lunetta, raffigurante la deposizione dalla croce con il Cristo coronato da una corona regale. L'ampiezza del movimento franoso è stata rilevante, ed ancora oggi, nonostante la costruzione dei cunicoli filtranti per drenare le acque sotterranee, la minaccia è sempre incombente. Su via Adriatica sono ricorrenti le lesioni sul manto stradale ed altri smottamenti sono presenti in via Lota, in località San Nicola, e al di sotto di piazza Belvedere Francesco Romani, coinvolgendo la strada di recente costruzione di collegamento da via Istonia a via Santa Lucia. Il problema ''Frana Vasto'' è stato sempre all'ordine del giorno, ma i provvedimenti ''tampone'' non sono stati msi sufficienti a scongiurare un male atavico che non potrà mai essere guarito ricorrendo ai ''pannicelli caldi''. E per questo che Vasto ed i vastesi, convivendo con la frana, sono sempre all'erta, ma sotto l'incubo che i ricorrenti movimenti franosi potrebbero portare a valle un'altra fetta della città.
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